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2月9日 Sulla riva del fiume, seduto, col male alla schienaE’ difficile anche solo trovare un inizio, a volte le parole spingono per uscire, altre volte rimangono bloccate dentro in attesa di qualcosa che tarda ad arrivare. Per tante persone questo 9 febbraio sarà una giornata anonima, per altre un giorno sicuramente speciale. Io per una ‘forza’ maggiore sono costretto a fermarmi un po’ e nell’attesa mi sono voltato.
E’ già passato un anno da quel giorno, un anno da quando ho guardato la mia fine in pieno volto; brutta come poche altre cose. Da allora ne ho fatte di cose, nel bene e nel male. Ho intrapreso una volta ancora il perpetuo ciclo della vita, preso per mano.
E allora deciso a rendere giustizia una volta sola per quello che giorno dopo giorno mi viene espropriato sono partito a testa bassa verso una direzione che ancora mi appare offuscata. Mi è stata data una possibilità e per lei ho travolto e stravolto sogni, ambizioni, sentimenti, amicizie; rinunciando praticamente a tutto quello che non avesse impresso a vita il mio marchio di fabbrica.
Oggi mi sono voltato indietro, forse per il dolore o forse semplicemente perché ci sono troppe voci da sperare di stizzire. Penso ai tanti amici vicini e lontani ai quali non riesco neppure a concedere una chiamata, penso ai miei cari che devono elemosinare i pochi minuti settimanali a disposizione e allo stesso tempo trattenersi dal pronunciare le tante piccole e inutili cose in favore di sintetici discorsi tecnici sulla salute posturale. Mi guardo indietro e non vedo niente per cui valga la pena essere particolarmente fieri, le piccole gioie si concentrano tutte sulla mia persona ma ad un prezzo forse troppo alto per tutti quelli che cercano o hanno cercato di starmi vicino. Penso ai messaggi dei colleghi, alle lacrime di chi ha provato a sedersi vicino a me, a chi ha comperato i miei sogni e provato a farli anche suoi, al dolore di ogni giorno sente la mia assenza come una voragine che si allarga a pochi millimetri dal plesso solare e ancora spera nel mio ritorno come ad una salvezza.
Vorrei davvero abbracciarvi tutti, vorrei almeno un centinaio di cose, per lo più piccole ma che non vi facciano sentire il peso delle mie scelte. Mi rendo conto di quanto sia difficile infondere un po’ di vitalità quando non si ha neppure la forza di alzarsi dal letto ma almeno col pensiero oggi voglio essere vicino a tutti voi con un gran sorriso e le due forti braccia dei tempi d’oro pronte per stringervi tutti a me. Non è niente di speciale ma è forse la cosa più bella che posso riuscire a fare per gli altri.
Allora oggi l’egoismo sarà bandito, indosserò un abito comodo e pulito e vorrei farvi ancora una volta entrare tutti nella mia vita; i più fortunati si beccheranno una birra, altri una mail o un messaggio, qualcuno una telefonata, chi un regalo e chi qualche insulto giusto per non perdere le buone abitudini. E’ un cazzo me ne rendo conto, ma lo faccio col cuore e questo spero mi assolva in parte da qualche peccato di negligenza.
Vi voglio bene … un mega abbraccio dalle dimensioni vagamente asburgiche :)
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